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Ultimamente, dopo la nomina della Minista Kyenge, si parla molto di più della possibilità di concessione dello ius soli. Ho cercato di capire meglio, in concreto, di cosa si tratti e di come la legge italiana affronta il problema dell’acquisizione della cittadinanza. Lo ius soli è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza per il solo fatto di essere nati nel territorio di uno Stato, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori. Esso si contrappone allo ius sanguinis, che prevede l’acquisizione della cittadinanza per il fatto di essere figli un genitore in possesso della stessa cittadinanza. Nel mondo solo 30 stati, quasi tutti del continente americano applicano lo ius soli in modo automatico e senza condizioni. Alcuni stati europei come Grecia, Francia, Portogallo, Irlanda, Regno Unito e Finandia lo applicano ponendo alcune condizioni.  In Germania il modello prevalente è quello dello “ius sanguinis”, ma i tempi sono diversi rispetto a quelli italiani: è sufficiente infatti che uno dei due genitori di un minore straniero nato in Germania viva legalmente nel Paese e risieda lì da almeno 8 anni per concedere al figlio il diritto alla cittadinanza tedesca. Stesso discorso anche per Irlanda, Belgio, Portogallo e Spagna: vale anche qui il “diritto di sangue”, ma le norme sono più morbide rispetto a quanto accade da noi.
Una delle maggiori obbiezzioni mosse all’introduione dello ius soli è finalizzata allo scoraggiamento dell’immigrazione clandestina di donne incinta che vorrebbero far nascere qui i loro figli per le implicazioni giuridiche e familiari che ne conseguirebbero. Questo fenomento e particolarmente frequente e tragico negli USA ove vige lo ius soli.

In Italia l’acquisizione della cittadinanza è regolata dalla legge, piuttosto esaustiva; la n. 91 del 5 febbraio 1992 (http://www.interno.gov.it/mininterno/site/it/sezioni/servizi/legislazione/cittadinanza/legislazione_30.html )

Nel nostro paese lo ius soli si applica solo in due casi: per nascita sul territorio italiano se i genitori sono ignoti o apolidi o non possono trasmettere la propria cittadinanza al figlio secondo la legge dello Stato di provenienza, oppure se il figlio di ignoti è trovato nel territorio italiano. Per quanto mi riguarda sono contrario alla concessione automatica e senza condizioni, ipso facto, della cittadinanza. Un’accoglienza regolata e dignitosa è un’altra faccia del problema che non va confusa, a mio avviso, con la concessione della cittadinanaza.

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Mi è difficile commentare questa lettera http://senzapelisullalingua.info/lettera-aperta-alla-signora-kyenge  che, so benissimo, esprime il sentimento di moltissimi italiani ed in qualche parte anche il mio. Ma per onestà culturale ho deciso di soffermarmi a riflettere. Per me e per coloro che preferiscono non riflettere.  Che un'immigrazione incontrollata abbia generato problemi di criminalità e di degrado è un fatto incontestabile ma ritengo, per quella che è stata la mia esperienza personale, di non poter fare di tutta l'erba un fascio.

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Benvenuto

Foto0024Da ragazzo avrei tanto voluto avere un cane ma poi, vivendo in appartamento ci avevo rinunciato. Credevo per sempre. Ora che viviamo in campagna ed abbiamo spazio a volontà mia moglie ed io abbiamo deciso di prendere un cucciolo.  E’ un meticcio, un ciuffo di pelo nero che da grande sarà un cagnone che peserà intorno ai 40 kg (o più?). Ovviamente ci ha dato tante emozioni.  Ma con le gioie vengono anche i dolori. L’altro giorno, una delle poche giornate di sole abbiamo fatto delle costine sul barbeque. Non chiedetemi come ma lui ha azzannato un osso di braciola lungo circa 7 cm e largo due dita e quando mia moglie ha cercato di toglierglielo lui lo ha inghiottito. Siamo rimasti esterrefatti ed increduli ma il danno era fatto. Siamo andati dal veterinario che dopo una radiografia ha sentenziato quello che non avremmo voluto sentire. Bisogna operarlo. Verso le sei di sera è andato sotto i ferri. Verso le otto e mezza lo abbiamo portato a casa ancora mezzo rincitrullito dall’anestesia. Verso le dieci ha cominciato a girare per casa (solitamente dorme fuori nella sua cuccia o in legnaia) e a fare disastri. La mattina successiva, a dispetto delle bende che coprivano la ferita, correva vispo per il giardino.  Oggi, due giorni dopo l’intervento, pare abbia superato egregiamente il trauma. Litiga con le mie scarpe da giardino, azzanna i miei pantaloni e mi impedisce di camminare, rincorre qualche insetto e abbaia insistentemente per chiedere quel cibo che per qualche giorno dobbiamo misurargli. Se questo è l’inizio staremo a vedere cosa ci riserverà il futuro. Insomma, benvenuto!

Un vecchio adagio popolare che gira da queste parti dice: “4 aprilanti, 40 somiglianti”. Tradotto dal dialetto vorrebbe dire che se piove il 4 di aprile ci saranno 40 giorni di brutto tempo. Certo i detti popolari non possono essere sempre presi alla lettera ma facendo una piccola ricerca ho scoperto che l’Osservatorio meteorologico dell’università di Napoli Federico II, ininterrottamente funzionante dal 1872, ha analizzato il suo archivio plurisecolare delle piogge per verificare se ci fosse qualche nesso. I risultati non hanno mostrato alcuna relazione fra la pioggia caduta il 4 aprile e i successivi 40 giorni di pioggia e questo sembrerebbe indicare che in climatologia i proverbi popolari a data fissa non abbiano alcun significato quando interpretati alla lettera. Ma un’analisi effettuata in maniera meno restrittiva mostra che gli anni nei quali è piovuto in uno dei giorni 3,4 e 5 aprile e che sono stati seguiti da più di 16 giorni piovosi fino al 15 maggio costituiscono il 70% dei casi mentre gli anni nei quali non è piovuto il 3, 4,5 aprile e che sono stati seguiti da più di 16 giorni piovosi costituiscono soltanto il 30% dei casi. In fondo ai detti popolari possiamo dare qualche credibilità.

I libri

ex_libris11Quantunque non sia un lettore costante, alterno periodi in cui leggo libri a raffica con altri in cui non leggo quasi nulla. Nel corso della vita ho messo insieme un bel numero di volumi cui sono affezionato. Non è la rilegatura più o meno pregiata che me li rende preziosi.  Sono gli argomenti trattati o il fatto che siano regali che mi ricordano persone o eventi particolati che mi legano ai miei libri. E come tutte le cose “prezione” è un piacere condividerli con altri. Purtroppo la gente, anche quando non lo fà con cattiveria, dimentica di restituirli dopo averli letti. Non c’è niente di più spicevole di doverli chiedere di ritorno; “…ti ricordi quel libro che ti ho prestato? …Se per caso hai finito di leggerlo vorrei prestarlo a Tizio (balla puerile)…”. Così ho deciso di apporre sui miei volumi un ex libris nella speranza che diventi un promemoria per la restituzione. “Toh, questo libro è di Giorgio, è qui da un mucchio di tempo, forse è il caso che glielo restituisca”. Talvolta penso che preferirei regalarli piuttosto che prestarli.

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index«non è vero che ci hanno messo cinque ore per decidere e che è stato ordinato loro di farlo. Hanno obbedito a loro stessi, al loro senso di responsabilità e dovere e alla loro parola data. Con lacerante sofferenza e senso del dovere hanno rispettato dovere e divisa» (Minstro della Difesa durante la festra dell’Aeronautica). Dunque, secondo questo ragionamento, dopo che il governo aveva deciso di non rimandarli in India i due avrebbero fatto di testa loro e avrebbero deciso di voler tornare nel paese delle vacche sacre. Cornuti e mazziati.    Tralascio di esprimere  commenti e giudizi  sull’operato del governo e dei suoi membri.

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